Aloe: dall'antico Egitto ai giorni nostri una pianta dai mille e più impieghi L'impiego a scopo salutistico dell'Aloe, pianta erbacea tipica delle zone climatiche più aride del nostro pianeta, risale agli albori della storia. Scritti medici dell'antico Egitto raccomandavano questa pianta soprattutto come cicatrizzante, sfiammante e lassativo già nel 1500 a.C. Anche nel I e II secolo d.C. medici del calibro di Plinio, Dioscoride e Galeno prestarono grande attenzione alle proprietà terapeutiche di questa pianta sottolineandone l'efficacia nella cura di ferite e ulcere di vario genere e causa. In epoca moderna gli studi approfonditi di medici e botanici quali Fuchs, Mattioli, Durante e Acosta ne evidenziarono anche le caratteristiche depurative e dermatologiche. In questo periodo fu osservata anche una certa efficacia restitutiva nei confronti dei capelli deboli. A prescindere dalla storia e dalle leggende che pullulano intorno a questa pianta medicinale dai mille e più usi occorre riconoscere che anche la medicina dei nostri tempi ricorre al suo impiego per un'ampia gamma di esigenze di salute. La droga, costituita dalle foglie, genera due prodotti differenti: il gel mucillaginoso e il succo amaro e giallastro. Il gel può essere utilizzato sia per uso interno che esterno. Nel primo caso lo si assume sia come depurativo e antiossidante viste le sue capacità di favorire i fisiologici processi di eliminazione delle scorie dell'organismo sia come coadiuvante nei confronti del fisiologico benessere dell'apparato gastro-intestinale. Esternamente, sulla pelle, il gel di Aloe svolge un'attività idratante ed emolliente oltreché protettiva. E' proprio grazie a queste proprietà che l'Aloe viene spesso utilizzata come ingrediente in formulazioni di prodotti cosmetici per la pulizia e l'igiene di viso e corpo. A differenza del gel il Succo di Aloe viene invece utilizzato quasi esclusivamente per uso interno e in virtù della presenza di una sostanza denominata aloina esso svolge un'efficace azione utile nei casi di esigenze di salute legate alle problematiche di un intestino pigro. I disagi delle vie urinarie non complicati sono situazioni piuttosto frequenti che tendono a verificarsi quando specie microbiche, prevalentemente batteriche, ne colonizzano le strutture. I sintomi più comuni possono essere: " aumentata frequenza della minzione " fastidi durante l'eliminazione dell'urina " sensazione di bisogno urgente di urinare " fastidio vescicale " sensazione di non avere svuotato completamente la vescica " urine torbide Nonostante il rispetto di norme igieniche fondamentali da parte della nostra società ci sono molti comportamenti che possono tuttavia favorire l'insorgenza di queste problematiche: " lunghe ore di vita sedentaria " scarsa assunzione di liquidi " trattenere l'urina per lungo tempo " alimentazione inadeguata " situazioni di stress In Italia si registrano circa 2 milioni di casi l'anno, riscontrando una maggiore frequenza nelle pazienti di sesso femminile. Si calcola che circa il 25-50% delle donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni accusi un episodio di disturbi di questo genere almeno una volta nella vita. In considerazione di questo impatto la fitoterapia può offrire oggi la possibilità di rispondere con mezzi più "delicati" a queste esigenze. Le piante medicinali che risultano essere utili a coadiuvare il fisiologico benessere delle vie urinarie appartengono alla famiglia delle Ericaceae, prima di tutte l'Uva ursina, ma anche Mirtillo nero, Erica e Corbezzolo. L'Uva ursina rimase largamente ignorata dagli erboristi occidentali fino al XIII secolo, quando Marco Polo riferì del suo uso presso i medici cinesi come rimedio utile per i problemi renali. Grazie ai racconti del viaggiatore veneziano l'Uva ursina divenne popolare in Europa dove trovò un'ampia applicazione nei casi di esigenze di salute legate agli apparati urinario e renale. L'efficacia dell'Uva ursina può essere aumentata mediante opportune associazioni con piante quali la Verga d'oro (Solidago virga-aurea). Tale pianta ha effetti salutistici noti fin dal Medioevo, confermati anche da studi recenti. Riguardo a possibili altre associazioni e sinergie, particolarmente utile può risultare l'unione di queste droghe con gli oli essenziali di piante medicinali ed aromatiche come ad esempio la Salvia. Chitosano: Catturare il grasso Esistono in natura dei polisaccaridi, cioè molecole di gruppi derivati dal glucosio (o meglio dalla glucosammina) che si dispongono in forma di catena, con la tendenza a collocarsi intorno ad altre sostanze, soprattutto grassi, come una catena che ne impedisce la fuoruscita. Da tempo questo concetto viene applicato per depurare l'acqua da residui di grassi e farla così tornare potabile. Di più recente applicazione sono i chitosani ricavati dalla chitina contenuta nei gusci di crostacei, per il settore dietetico. Il chitosano contenuto in alcuni integratori dietetici agisce intrappolando determinati nutrienti lipidici, tra cui trigliceridi e colesterolo, impedendone l'attacco da parte degli enzimi digestivi, per cui essi vengono eliminati con le feci tal quali, senza essere stati né assorbiti né trasformati. Il chitosano è pure ricco di fibre idrosolubili che si rigonfiano di acqua, favorendo quindi il senso di sazietà (se ingerito con abbondante acqua). In tale modo il chitosano aiuta a moderare l'appetito e quindi a controllare il peso corporeo. Infine, esso tende a sequestrare i sali biliari; il fegato quindi, per riformarli, ricorre all'utilizzo del colesterolo LDL (quello "cattivo"), abbassandone il tenore nell'organismo. Il momento ideale per l'assunzione del chitosano o dei prodotti che lo contengono è circa mezz'ora prima dei pasti. In questo momento infatti riesce a sviluppare il meglio delle sue proprietà, quindi a contribuire al controllo di colesterolo e trigliceridi nel sangue, di stitichezza, di sovrappeso. (Osservare la posologia indicata sulle confezioni: il consumo smodato potrebbe interferire con l'assorbimento di alcuni farmaci. In caso di affezioni gastrointestinali, consultare il medico prima di ricorrere ad integratori ricchi di chitosano. Gli integratori ricchi di fibre non sono comunque indicati nella prima infanzia.)
Cellulite: un termine che ogni donna conosce e teme, ma una condizione alla quale difficilmente potrà sfuggire. Si tratta di una condizione fisiologica per la donna in età fertile, causata da due fattori: uno prettamente ormonale e l'altro anatomico. Il pannicolo adiposo femminile infatti consiste di 5-6 strati di cellule, mentre quello maschile ne ha in genere solo due.
Consigli per difendersi dal caldo
Archiviato il clima mite delle scorse settimane, è arrivata la prima ondata di caldo della stagione, con temperature che supereranno i 30 gradi su gran parte dell'Italia. Il caldo durerà 6-7 giorni. Intanto però, ecco alcune semplici precauzioni da adottare, suggerite dal ministero della Salute
I più esposti sono anziani e bambini. Ma nelle giornate di forte caldo anche chi è afflitto da patologie croniche e respiratorie deve proteggersi dagli effetti dell'afa. Archiviato il clima mite delle scorse settimane, è attesa per domani la prima ondata di caldo della stagione, con temperature che supereranno i 30 gradi su gran parte dell'Italia, con picchi di 37-38 gradi in alcune zone. Il caldo durerà 6-7 giorni. Intanto però, ecco alcune semplici precauzioni da adottare, suggerite dal ministero della Salute.
Emorroidi: disturbo spesso trascurato ma da non sottovalutare. Le emorroidi sono un disturbo molto diffuso nella popolazione, tanto che oltre il 50% delle persone al di sopra dei 50 anni ne soffre, ma viene spesso sottovalutato. In questo modo c'è la possibilità di peggioramento e di impedimenti nello svolgere attività motorie (corsa, bicicletta, ecc…). Le emorroidi sono menzionate già negli scritti di medicina di numerose culture antiche, compresi Babilonesi, Greci, Egiziani ed Ebrei. Il termine deriva dal greco "haema" cioè sangue e "rhoos" cioè colare e venne originariamente adottato da Ippocrate per descrivere il versamento di sangue dalle vene del retto. Successivamente il vocabolo è stato utilizzato per indicare tutta una serie di affezioni relative alle estremità dell'intestino. Le emorroidi possono non dare alcun fastidio, anche per lunghi periodi se non intervengono complicanze di tipo infiammatorio che portano ad una serie di segni e sintomi localizzati: senso di pesantezza e congestione, prurito, dolore della mucosa, proctide catarrale, ragadi. La scelta del trattamento dipende dall'intensità delle manifestazioni e dal livello di serietà del disturbo, oltre che dall'inefficacia di precedenti rimedi utilizzati. In base ad una classificazione si possono distinguere in: · interne o di primo grado: non fuoriescono dall'ano nella sottomucosa del retto · esterne o di secondo grado: escono all'esterno durante la defecazione per poi rientrare spontaneamente. In entrambi i casi, le emorroidi appaiono come dei noduli molli, di colore bluastro, che si svuotano se sottoposti a compressione. Una volta esclusa la presenza di patologie concomitanti, quando è possibile evitare l'intervento chirurgico o nelle situazioni meno gravi, il ricorso alle piante medicinali può risultare un efficace rimedio. I disturbi più fastidiosi possono essere controllati ricorrendo a preparazioni topiche a base di fitocomplessi ad azione specifica come ad esempio Elicriso e Rusco. Fattori che aumentano la pressione intraddominale, come lo sforzo cronico nella defecazione (ma anche gravidanza, parto, tosse, ecc.), eccessi di caffè, di alcool, di cibi piccanti e la vita sedentaria possono favorire l'insorgenza del disturbo. Come già noto, le piante possono dare un ulteriore importante contributo nel caso di stipsi cronica in quanto le sostanze che ammorbidiscono le feci o che ne aumentano la massa, come per esempio lo Psillio, possono essere di aiuto per favorire il transito intestinale e alleviando lo sforzo necessario per la defecazione risultare benefiche anche per le emorroidi. Gambe pesanti e aiuti naturali Gambe indolenzite specialmente alla sera e dopo una prolungata permanenza in piedi, vene che "affiorano" formando rilievi visibili, sensazione di pesantezza alle gambe, formicolii, prurito, affaticamento e crampi muscolari al polpaccio con improvvisi sensi di calore sono tutti sintomi alla cui base vi è un rallentamento della fisiologica circolazione sanguigna in particolare a livello degli arti inferiori. Soprattutto nelle fasi iniziali di questa condizione è possibile coadiuvare la circolazione con una buona igiene di vita e ricorrendo ad alcune piante medicinali particolarmente efficaci. Definiti semplicemente "tonici delle vene", questi fitocomplessi agiscono sulla microcircolazione rinforzando i capillari venosi. Una delle piante più attive nel coadiuvare la fisiologica circolazione agli arti inferiori è senza dubbio il Rusco (o Pungitopo), il cui effetto principale è quello di favorire il tono venoso. Per la fragilità capillare sono ottime l'Amamelide e la Vite rossa, che svolgono anche un'efficace azione antiossidante. Da non dimenticare poi la benefica azione sui tessuti della Centella, l'azione protettiva sui vasi del Ginkgo Biloba e l'attività benefica che l'Ippocastano può svolgere nei confronti delle gambe (utilizzato prevalentemente per uso esterno). I radicali liberi e l'invecchiamento cutaneo L'invecchiamento della pelle, oltre ad essere dovuto all'inesorabile passare del tempo, può dipendere in gran parte anche dall'ambiente esterno in cui viviamo e allo stile di vita che conduciamo. Infatti, fattori come l'inquinamento, le radiazioni ultraviolette ed elettromagnetiche, lo stress, il fumo, l'alcol e la cattiva limentazione esercitano una non trascurabile influenza sulla produzione, all'interno del nostro organismo, dei radicali liberi: sostanze chimiche responsabili dell'invecchiamento cutaneo. La struttura chimica altamente instabile di queste molecole innesca nel nostro organismo delle reazioni ossidative a catena che, aumentando la produzione dei radicali liberi, risultano essere particolarmente dannose per la struttura e la funzionalità delle cellule cutanee. In condizioni normali il nostro organismo è una macchina perfetta che riesce sempre ad autoregolarsi e a contrastare quindi la produzione di questi agenti, ma quando alla produzione fisiologica di radicali liberi si aggiunge quella indotta da cause esterne il flusso dei radicali liberi eccede la normale capacità di reazione delll'organismo portando al cosiddetto "stress ossidativo", condizione particolarmente negativa per il nostro benessere e per la nostra pelle. In queste situazioni può essere utile aiutare le capacità di reazione del nostro organismo ricorrendo ad un equilibrato apporto dietetico di antiossidanti, sia attraverso una corretta alimentazione sia attraverso l'uso di integratori ad azione specifica. Tra le sostanze vegetali più note e maggiormente utilizzate nelle formulazioni di cosmetici e integratori ad azione antiossidante possono essere citati gli iridoidi dell'Olivo, i componenti fenolici del Pino marittimo, i flavonoidi del Ginkgo biloba, i lignani del Cardo mariano, i polifenoli del Thè verde, i tocoferoli dell'Olio di Germe di Grano, ecc.). Le foglie di tè verde e l'estratto (titolato e standardizzato di tè verde) possono essere utili per il controllo del peso. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che entro il 2015 ci saranno più di 1.5 miliardi di persone in sovrappeso. Un importante polifenolo presente nel tè verde, l'epigallocatechin-3-gallato (EGCG), è stato ampiamente studiato per le sue possibilità intrinseche: infatti oltre ad aumentare il metabolismo energetico e l'utilizzo degli acidi grassi, inibisce lo sviluppo delle cellule adipose e /o riduce l'assorbimento di lipidi e aumenta l'escrezione dei grassi. È stato riportato che anche la caffeina (contenuta nel tè verde) aiuta a controllare il peso corporeo, attivando le lipasi - a livello del tessuto adiposo - e mobilizzando i trigliceridi di deposito. E' stato osservato, in studi di laboratorio e su piccola scala, che il consumo di tè potrebbe favorire sia la perdita di peso, sia aiutare a mantenere il nuovo peso corporeo ottenuto, ed evitare lo sviluppo di alcune malattie associate all'obesità, come il diabete e la steatosi epatica. Le dosi efficaci sembrano essere da 3 a 10 tazze di tè verde al giorno o prodotti contenenti l'estratto titolato e standardizzato. |